La furbizia, la paura e l’ammirazione

in Parole Riflesse di

Montagne e valle, vicoli stretti in salita, di pietra e di terra, animali e terra, contadini chiusi, poveri, insicuri, sempre sottomessi a qualcuno o a qualcosa, contadini tanto tempo fa,  poi emigranti, poi mezzo arricchiti, con la paura di perdere tutto. Una paura che ci difende ma ci attanaglia, sempre. Che spesso e non sempre crea scetticismo. Che in altre occasioni crea disillusione.

E lo scetticismo è così forte che si dilata nei  pori della pelle sempre pronto a ravvivarsi. Pronto a trasformarsi in furbizia, come accade oggi, adesso che quelle strade strette, quei vicoli in salita si sono allargati a valle, nel piano. Oggi che accanto alle terre ci sono le industrie, o meglio i capannoni. Un po’ di ricchezza in più e  di nuovo la paura di perderla, ma anche l’arguzia e l’ambizione di acciuffarla. Meglio con poca fatica, meglio.  Così lo scetticismo si trasforma in furbizia. E non è per forza quella grande, quella punibile, quella che fa male. La furbizia ha invaso le viscere e la mente anche per le cose più piccole, per pagare un caffè la mattina presto o per chiedere un passaggio al lavoro, per pagare una bolletta due minuti prima o per fare insieme una semplice festa.

Scetticismo, individualismo, protagonismo…Furbizia… E poi c’è, la furbizia di chi aspira a tanto. Quella fatta di strategie segrete, di parole non dette, di ammiccamenti. Quattro chiacchiere in un bar o in un ufficio, “capisci a me”, e “poi vediamo”,  occhi mezzi chiusi, guancia destra all’insù, “fa fa ammè”. E si lascia fare.  A volte va bene, a volte va male. Qualcuno la ottiene qualcosa, ma solo per se…e  per nessun’altro. Certo non per il BENE COMUNE, per quello c’è bisogno di fiducia e di meno paura.

Ma a volte e in altre occasioni la paura crea disillusione. Da un lato la paura che si trasforma in furbizia, dall’altro la paura che si trasforma in astio, in sfiducia in se stessi.  Da  un  lato i furbi, dall’altro i buoni  che hanno paura di essere grandi, spesso scoraggiati da chi li circonda, o semplicemente vittima delle proprie aspirazioni mancate. E i puri si rifugiano, sconfitti o timorosi o si lamentano astiosi e stanchi. E l’ammirazione langue.

È ora di finirla con questa furbizia che distrugge l’anima, con questa stanchezza che toglie la vita. Ogni gesto quotidiano  sarà importante per ribadirlo, per metterlo in faccia a chi fa il furbo o a chi è stanco. E ambire alle nostre passioni, a fare quello che vogliamo, ad immaginarlo già compiuto, e insistere, senza furbizie, senza sfiducia.

Salvatore Medici