Prime donne, dame in alto, dal collo lungo, ecco arrivano, parlano, dichiarano, vanno via. Sono uomini, tutti uomini le onorevoli madame, corrono nella trance del nulla, pensando di essere utili, pensando di essere potenti, pensando di essere eterni. Il valzer è iniziato, il valzer è per loro, il valzer è ogni giorno. Con la coda al seguito, i sorrisi immensi, le interviste seriose. Credono di essere in festa, di essere i festeggiati, di essere i festeggianti, credono che tutto il mondo sia in cerimonia con loro, per le inaugurazioni benedette, per i nastri tagliati, per i soldi annunciati, per le pietre posate, per le opere avviate. Credono e non vedono, credono e nulla vedono chi di dignità resiste, chi di dignità perisce.
E “seguendo la statua in processione, avanza superba la delegazione, lodato sia nel cielo San Brizio” quel codazzo a loro servizio. Burocrati, consiglieri, amministratori paesani si affrettano, ansiosi di arrivare alla festa con le signore madame. Con strette di mano anch’essi sorridono, tutti “si credono”, tutti si sentono più alti e più amici alle dame, chiedendo la sagra, chiedendo la strada, chiedendo l’asilo, chiedendo la fogna.
La festa continua, il cerchio si chiude, e nei cortei delle madame sorridono anche gli altri, intermediari, professionisti, imprenditori, presidenti e associazioni…sofferenti di contare poco, desiderosi di agguantare molto…E i giornalisti, (ma i giornalisti?), danzanti anche loro, a rincorrere interviste seriose per sentirsi completi, per essere parte “del giro” che conta, ma conta?
E si canta, si canta “Mamma come sono bella di bianco vestita, tutta di fiori son profumata, la notte e di giorno son riverita, la gente mi chiama Signora Madama”.
SALVATORE MEDICI
Virgolettati tratti dalla canzone “Signora Madama” di Antonio Castrignanò