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Storie

“Ma allora la vostra è una grande storia d’amore?”

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Amore a Casa Astra

Martino: “Ci siamo trascinati male, sai. A 51 anni bisognerebbe essere forti e maturi ma invece si può essere ancora deboli. E lei è più debole di me, ne ha avuto di problemi pure lei. Abbiamo vissuto momenti brutti, ma adesso cerchiamo di risalire.  Adesso la cosa che voglio è andare via da queste zone del Mendrisiotto, andare verso il Luganese, vivere da soli. Abbiamo ospitato in casa una persona che ci ha divorato tutto, tutti i nostri soldi, perché gli abbiamo dato fiducia. Una mela marcia. Ora la cosa importante è ricominciare, la situazione non è drammatica, è recuperabile e dobbiamo iniziare con una casa nuova, una casa nostra, soli. A 51 anni non si può ancora vivere con la paghetta della mamma. Tante cose sono accadute per colpa nostra, gli sbagli si fanno, poi s’incontrano persone che come vermi ti mangiano completamente. Adesso basta, cerchiamo di vivere gli ultimi anni tranquilli, speriamo che tutto vada bene.

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Lavorare con lentezza, il tempo del pane

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Pane_lento

Lavorare con lentezza, il tempo del pane, quello lungo della notte, le ore di una vita che portano alla felicità “perché la felicità che ricevi a fine giornata, è la felicità che avrai alla fine della tua vita”. Parola di Marius Höckl, il chirurgo ortopedico di Monaco di Baviera che ha scelto di fare il panettiere. Non da solo. Con lui c’è Nicola Cavallini dalla valle di Muggio, prima architetto, poi falegname, ora panettiere con un credo: “Dietro il pane c’è un paesaggio, può esserci una fabbrica o il campo di grano. Tu da che parte stai?”. Marius e Nicola quella “parte” l’hanno scelta, un tipo di vita, un tipo di lavoro, un tipo di pane. Insieme a loro, c’è Dominique Ignomeriello, originaria di Bitonto, sinologa, moglie di Nicola e addetta alle vendite nei mercati.

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Quando le persone lasciano un segno

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Le persone arrivano, lasciano un segno, poi ripartono. Qui a Casa Astra, a sud del Ticino, le persone sono di passaggio, ma riempiono questo luogo delle proprie vite, con dolori, speranze, ansie, tentativi. Ho scelto anche io di arrivare e incontrare altre vite, qui in questo luogo di confine, che ospita 24 persone senza fissa dimora, in quella che era la vecchia Osteria del Ponte di Mendrisio.  Abbagliato dal sole della mattina, entro. La prima saletta è quella con il bancone e il bar e alcuni tavoli da perfetta osteria. Dalla cucina sbucano alcuni inquilini della casa. Senza fissa dimora! Persone che hanno bisogno di un tetto, in attesa di rimettere a posto una vita, caduta via, leggermente, su scale fragili e invisibili, per via di una distrazione, di destini malmessi, di passioni rincorse. Keep Reading

#Campdigrano, l’idea che ha trovato il coraggio

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La mente ti esalta, ti libera, poi di colpo ti abbatte e ti ruba la voglia. E quando la voglia e il coraggio non li trovi, allora lo stomaco si chiude. E dipende, ma da che dipende, da un lavoro che non è mai stabile, da una comunità che si perde per strada, dal paese che è piccolo e si sta in casa, dal desiderio di una città. Provi, cerchi, riprovi, ricerchi, la mente si sbatte, se ci fosse questo e se ci fosse quello, allora magari…Sarà che non si dovrebbe mai uscire da un posto per non perderne la spontaneità, ma come si fa a non uscire.

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Gli sbagli non sono sbagli, si chiamano percorsi

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Chiudi gli occhi e salta, ma solo se senti l’attrazione. C’è la nebbia nel futuro, c’è la paura del bianco, ma senti l’attrazione… E allora salta! Niente matite e gomme per cancellare gli sbagli, solo colori per tracciare un percorso che cambia strada all’improvviso, si aggiusta e si riforma per seguire l’attrazione. Gli sbagli non sono sbagli, si chiamano percorsi. Follia, Pazzia? No, pazza gioia. Dei sensi. Fallimento? Solo coraggio, paziente. Chissàchissà, errori alcuni, ma ci sono le cadute e le “alzate”, e la libertà delle scelte.

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Costruire! Che cosa? Una stella!

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Mani costruire

Un suono rimbomba profondo nei miei nervi. Costruire, costruire, costruire! Che cosa? Costruire, costruire, costruire! Ma che cosa? Una stella! Una stella? Sì, una stella da guardare ancora, sai, una di quelle che non muoiono mai. Una di legno pregiato, una stella laboratorio, una stella falegnameria, la falegnameria del padre, la sua falegnameria. Costruire, continuare un lavoro di testa e di mani, il lavoro di suo padre, l’amore per suo padre.

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Criscìti Criscìti

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La Terra mi tiene

Non è una sagra, non è un evento, non è un appuntamento. No! È tenersi assieme, nonostante tutto, il bello e il brutto, i dissapori, i disaccordi, le strategie incerte, l’evocazione romantica. È tenersi assieme su un Appennino, su un “pennino” che qui vuol dire salita, che quando piove ti scivolano il piede e l’anima e la pietra è dura, rozza e fredda  solo a guardarla. Aggrapparsi gli uni agli altri, la terra ci tiene alti, la terra ci tiene assieme e tra i forni si grida Criscìti Criscìti. “La Terra mi tiene” è ad Atena Lucana. Da qualche anno.

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Un “Mi ricordo” post/contemporaneo

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Mi ricordo che al coworking Kiio Lab di Lecce, Enzo con le sue stampanti 3D dà corpi a fantasie di musei e matrimoni, e che Sara, Vulcanicamente parlando, progetta l’Europa dei giovani.  Che là dentro c’è un artista milanese che inventa giochi creativi per bambini e dà l’esempio,  e che un architetto toscano con lui ha realizzato un piatto per mangiare in piedi, che da qualche mese un piemontese si è trasferito qui per scrivere un libro e che una ragazza polacca e una spagnola, dopo l’Erasmus, sono rimaste qui per vivere di candele e street art.  Anzi a pensarci, sono rimasti tutti qui per viverci Keep Reading

Questa Luna che splende al sole

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Quando è troppo è troppo. Fare qualcosa davanti a un fiume in piena non è una cosa facile. Che fai? Ti butti dentro, anche se poi non sai cosa accade? Tu che sei abituato a percorsi lineari, semplici, definiti, cosa fai, come lo contieni quel fiume? No, ci vuole un caffè, o meglio l’odore del caffè, le percezioni che nasconde quell’odore, il senso di ripartenza che ogni mattina e ogni pomeriggio si assapora, annusandolo. Calma, adesso calma. Respiro, di odore di caffè qui tra Galatone e Seclì in provincia di Lecce, nella piena campagna del laboratorio Luna, appena arrivo, ce n’è tanto.  Sole già alto, struttura bianca in un pieno di verde, striato da terra brulla e chiara. Keep Reading

40 anni al Corso e l’incontro con Primo Levi

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“Avevo comprato delle tazzine da tè nuove, tutte colorate. Volevo fare una figura carina. Mio marito che lavorava all’Hotel Gottardo aveva invitato a casa Primo Levi e sua sorella. Avevano desiderio di conoscere me e il nostro bambino. Non sapevo chi fosse Levi, mio marito mi aveva detto che era uno scrittore. Quando sono arrivati a casa ho portato il tè nel salotto, accompagnato da pasticcini e biscotti, ma appena vedono le tazzine, lui e la sorella si commuovono.  Ho chiesto se il tè andasse bene, preoccupata, ma loro iniziano a piangere. Non capivo cosa stesse accadendo, pensavo di avere sbagliato qualcosa, ma ero anche contrariata. All’improvviso, entrambi si alzano, vengono verso di me e mi abbracciano. Mi chiedono dove avevo preso quelle tazze e io, esterrefatta, rispondo: ‘Dagli ebrei’, come si usava chiamare il negozio dove avevo comprato le tazzine. Si asciugano il viso, si siedono nuovamente per sorseggiare il tè, poi mi dicono ‘signora sa che queste tazze sono quelle che usavamo a casa nostra, prima della guerra?’. Non conoscevo la loro storia, mi sono poi informata e da allora ci siamo sempre incontrati ogni volta che sono venuti a Lugano. Ci siamo scritti spesso”.

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