Le formiche parlano di altro

in Storie di

Il pomeriggio non è uno di quelli che ti aspetti al Sud in pieno luglio. L’estate 2013 tarda ad arrivare e la pioggia pomeridiana è una compagna di viaggio troppo riflessiva, immobile. E le chiacchiere con gli amici e i conoscenti non aiutano a darti una mossa. Crisi, economia, crisi, economia, crisi, economia: parole non più tanto vaghe come qualche anno fa, sempre più vicine, entrano in casa, nelle vite, nel risveglio mattutino. Pochi soldi, poco lavoro dignitoso. Parole diventate pietre dure che scavano dentro e annullano ogni desiderio se non quello di trovare una via di fuga, magari via di qua…

Crisi, economia, crisi, economia, crisi, economia. Nei bar, davanti a un caffè, lungo i viali, per strada, incontri gente e le parole sono sempre quelle. Vere e da rispettare, che però distruggono le relazioni umane, ormai monotematiche, parole che  reprimono nuove idee, nuove possibilità di rivalsa e di speranza, la creatività è dispersa e lo scatto di orgoglio non è più una volontà  positiva e illuminante ma solo rabbia e lamento.

Cosa ti puoi aspettare da un dialogo che si avvolge su se stesso e si trasforma in uno sfogo personale? Non certo idee, non certo cambiamento. Meglio restare in silenzio, resistere in silenzio.

Osservo in silenzio e incontro gente per capire, dal mio punto di vista privilegiato di chi non può certo lamentarsi, ma che quel mondo e quella rabbia li conosce.

Ore 17:00. La pioggia sta andando via, la nebbia sfuma nel cielo di luglio e la mente è di nuovo elastica. Polla-Montesano, 20 minuti di autostrada. C’è Gigi ad aspettarmi. Entro in macchina e ci avviamo verso la campagna. Passiamo a prendere Mimmo, “lui è il custode, ha le chiavi”. Dieci minuti e siamo arrivati. Tra Montesano e Buonabitacolo, ecco Il Formicaio, l’oasi delle Formiche Operaie. Una ventina di ragazzi che hanno creato un’associazione e dopo alcune iniziative e progetti stanno sperimentando un nuovo modo per stare insieme, dialogare, creare nuove relazioni, dare forma alle idee.

Lungo la stradina che delimita lo spazio del Formicaio ci sono i terreni coltivati dai ragazzi.  Qualche migliaio di metri piantato a insalata, pomodori, peperoni, melanzane, patate. “L’insalata cresce, sta piovendo in questi giorni, anche troppo”. Mimmo è quello esperto. Dopo il lavoro viene qui insieme agli altri per seguire la crescita. Lega i pomodori, annaffia, pulisce la terra dall’erba, raccoglie l’insalata. Gigi intanto mi spiega come nasce l’associazione, ma soprattutto quello che è adesso: “Abbiamo affittato dei terreni e un casolare che è la nostra sede. Stiamo coltivando i campi e creando iniziative collaterali. L’idea di coltivare i terreni nasce dopo il tentativo da parte di alcune multinazionali di perforare il nostro sottosuolo per cercare petrolio. Bisogna dimostrare che non c’è solo il petrolio. Abbiamo lanciato il progetto Adotta l’Orto, con cui ci si prende cura di un pezzo di terra, assumendone oneri ed onori, con l’obiettivo di  sostenere le attività dell’associazione e guardare la nostra terra, non per la povertà delle ricchezze contenute nel suo sottosuolo, ma per la sua fertilità”.

Da qualche settimana i ragazzi hanno preso in gestione anche un noceto di un ettaro. Percorrendolo noto delle panchine appena costruite: “Vogliamo fare un’area wi-fi, così chi vuol venire potrà sedersi, riposarsi e viaggiare su internet”.  E le idee qui sono tante, la testa gira ma non su se stessa, va oltre e crea. La crisi c’è anche per i ragazzi ma parlano di altro, la straformiche, il faro a led, i Gas, come opporsi alla Centrale termoelettrica della Terna a Montesano e si parla di feste, di altri spazi da ricavare nel casolare, di come costruire un nuovo modo per stare insieme.

E la testa gira positiva e come la testa gira anche l’insalata: “Bisogna portarla a chi ha adottato l’orto. Poi c’è qualcuno che  viene a prenderla, un ristorante, un supermercato, insomma tutto a chilometro zero”.

Salvatore Medici