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Salvatore Medici - page 2

Salvatore Medici has 30 articles published.

L’agosto a metà

in Istantanee by

È arrivato l’agosto rovente, i giorni in cui gli emigrati ritrovano casa e smettono di essere nomadi, ritornando se stessi. I giorni in cui si liberano degli adattamenti mediamente accettati, se ne liberano spesso con eccessiva euforia, con la sfacciataggine di chi pensa di avercela fatta.

Per un mese, solo! Poi la ritirata in terre straniere, né patria né casa, inseguendo la soluzione di una vita e la dignità di uno stare al mondo. E in pancia il dolore e la felicità, eternamente a metà.

#Campdigrano, l’idea che ha trovato il coraggio

in Storie by

La mente ti esalta, ti libera, poi di colpo ti abbatte e ti ruba la voglia. E quando la voglia e il coraggio non li trovi, allora lo stomaco si chiude. E dipende, ma da che dipende, da un lavoro che non è mai stabile, da una comunità che si perde per strada, dal paese che è piccolo e si sta in casa, dal desiderio di una città. Provi, cerchi, riprovi, ricerchi, la mente si sbatte, se ci fosse questo e se ci fosse quello, allora magari…Sarà che non si dovrebbe mai uscire da un posto per non perderne la spontaneità, ma come si fa a non uscire.

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L’amaritudine della perdenza

in Istantanee by

Baci e abbracci persi o non concessi, carichi di travolgenti, pericolose conseguenze, che menti educate misurano o seppelliscono;

Tempi e giorni infiniti, mai riempiti  o conosciuti, gravidi di paure future, immaginate nello stomaco, asfissianti nella testa, lancinanti nella bocca;

Terre nuove, prive di scoperta e di passi calpestati, terre ignote da freddare la pelle, così popolate da accendere le solitudini;

Lavori asfissianti, smorzati di creatività, smembranti per l’incertezza di domani;

Volontà negate e slanci abortiti  nella pancia, schiacciati in un mondo di mezzo consumato, in una perdenza di vita che è parvenza senza forma, impeto fiorito senza odore.

Gli sbagli non sono sbagli, si chiamano percorsi

in Storie by

Chiudi gli occhi e salta, ma solo se senti l’attrazione. C’è la nebbia nel futuro, c’è la paura del bianco, ma senti l’attrazione… E allora salta! Niente matite e gomme per cancellare gli sbagli, solo colori per tracciare un percorso che cambia strada all’improvviso, si aggiusta e si riforma per seguire l’attrazione. Gli sbagli non sono sbagli, si chiamano percorsi. Follia, Pazzia? No, pazza gioia. Dei sensi. Fallimento? Solo coraggio, paziente. Chissàchissà, errori alcuni, ma ci sono le cadute e le “alzate”, e la libertà delle scelte.

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Attenzione attenzione, social innovescion

in Accadimenti by

Corro corro, sotto i portici dei Teatini di Lecce, corro mentre dall’altro lato della piazza c’è il palco delle Giornate del lavoro, organizzate dalla Cgil nazionale, in attesa dell’incontro. Cose grosse, c’è anche la Camusso. Corro, corro ma non m’interessa il palco, né quell’incontro. Diretto vado al secondo piano dove è in corso la giornata conclusiva di Lecce Social Innovation city. E salendo, penso quanto sono cambiato, quanto sta cambiando il mondo.

Popolo del pianeta, sentite sentite, sentiteeeee. Bam Zip Gulp, Gasp Sob Tam Tam Gong Sdeng Uhhmm. Sooo  ciaaaal Innooo vation, Sharrrr iiiing ecoooo nomy.

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Costruire! Che cosa? Una stella!

in Storie by
Mani costruire

Un suono rimbomba profondo nei miei nervi. Costruire, costruire, costruire! Che cosa? Costruire, costruire, costruire! Ma che cosa? Una stella! Una stella? Sì, una stella da guardare ancora, sai, una di quelle che non muoiono mai. Una di legno pregiato, una stella laboratorio, una stella falegnameria, la falegnameria del padre, la sua falegnameria. Costruire, continuare un lavoro di testa e di mani, il lavoro di suo padre, l’amore per suo padre.

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“Ridicule” o il valzer delle madame

in Invettive by
Signora Madama

Prime donne, dame in alto, dal collo lungo, ecco arrivano, parlano, dichiarano, vanno via. Sono uomini, tutti uomini le onorevoli madame, corrono nella trance del nulla, pensando di essere utili, pensando di essere potenti, pensando di essere eterni. Il valzer è iniziato, il valzer è per loro, il valzer è ogni giorno. Con la coda al seguito, i sorrisi immensi, le interviste seriose. Credono  di essere in festa, di essere i festeggiati, di essere i festeggianti, credono che tutto il mondo sia in cerimonia con loro, per le inaugurazioni benedette, per i nastri tagliati, per i soldi annunciati, per le pietre posate, per le opere avviate. Credono e non vedono, credono e nulla vedono chi di dignità resiste, chi di dignità perisce.

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Criscìti Criscìti

in Storie by
La Terra mi tiene

Non è una sagra, non è un evento, non è un appuntamento. No! È tenersi assieme, nonostante tutto, il bello e il brutto, i dissapori, i disaccordi, le strategie incerte, l’evocazione romantica. È tenersi assieme su un Appennino, su un “pennino” che qui vuol dire salita, che quando piove ti scivolano il piede e l’anima e la pietra è dura, rozza e fredda  solo a guardarla. Aggrapparsi gli uni agli altri, la terra ci tiene alti, la terra ci tiene assieme e tra i forni si grida Criscìti Criscìti. “La Terra mi tiene” è ad Atena Lucana. Da qualche anno.

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Il segno, è il segno

in Istantanee by

Il segno, è il segno

Per combattere le cattive intenzioni e i progetti malefici che ogni giorno e ripetutamente si presentano in terre considerate (erroneamente e con grande ignoranza) povere, senza stimoli, senza risorse, non è indispensabile utilizzare la negazione NO. Piuttosto servono parole diverse, nuove e vecchie, propositive e ricche di spirito e forza, che possano, una dopo l’altra, costituire una narrazione del bello, del ritmo, dell’irrazionale intrinseco e di quel senso inconscio che appartiene a chi in queste terre è nato…

I coppoloni

in Istantanee by

I coppoloni

Sala da 400 posti, sei del pomeriggio, solo poche persone per la prima de Nel Paese dei Coppoloni. Una ventina tra cui due famiglie di Calitri, padre madre e tanti figli, gente che lavora qui al nord e che si rivede dopo tanto tempo. Parlano di gente che appartiene, con l’entusiasmo della riconoscenza, il figlio di, il padre di, la ragazza che…E poi poco prima dell’inizio del film di Vinicio Capossela, i due padri di 55 anni parlano tra loro, “ma allora tu che fai, hai deciso, resti qua definitivamente o te ne torni? e l’altro ” i figli sono grandi e dove vai più, si scende, quando si può”. A 55 anni…queste domande. Poi si rivolgono a me, ma lei di dov’è, di Calitri pure lei? No, dico, provincia di Salerno, e le donne “ahaaa volevo dire, è là vicino”. Il film, mitologia di posti abbandonati, il sacro che c’è nelle cose dove lo sguardo dell’uomo non posa, le strade e le case strette, i boschi, le luci soffuse dei centri storici, l’algìa del non ritorno, ritrovarsi in cantina, dal barbiere, in una casa a cantare, tra vino, formaggio e chiacchiere, la vita! E poi i suoni, gli sposalizi e la mietitura cose che non ci sono più, come gli uomini che guardano e apprezzano le donne, e la banda della posta che quando passa, la gente chiude le finestre perché ora vogliono la modernità.
E chi torna si chiede perché poi dovrebbe, non è mica possibile vivere all’ombra di un orologio fermatosi nel 1980, tra porte sempre chiuse e la melanconia.
Ma la notte è bella anche sola sola e il suono dell’acqua delle fontane fa compagnia.

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