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Salvatore Medici - page 2

Salvatore Medici has 35 articles published.

E un lunedì fu l’armonia

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E un lunedì fu l’armonia

di ritorni e mai più ombre,

di calma sorpresa nei gialli lampioni di una stazione.

E fu la passione, premere su due vite incerte

gli  occhi, respirare in altri occhi

il dolce peso dell’infinito posarsi su sensi tremanti.

E fu l’avvolgersi nell’aria calda, a braccia strette

sentire ti amo nel tuo corpo, pronunciarne mille nella mia bocca muta.

e trattenere una nuvola colma, leggera

che nel silenzio del sonno e del ricordo riempie e fugge via.

“Ma allora la vostra è una grande storia d’amore?”

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Amore a Casa Astra

Martino: “Ci siamo trascinati male, sai. A 51 anni bisognerebbe essere forti e maturi ma invece si può essere ancora deboli. E lei è più debole di me, ne ha avuto di problemi pure lei. Abbiamo vissuto momenti brutti, ma adesso cerchiamo di risalire.  Adesso la cosa che voglio è andare via da queste zone del Mendrisiotto, andare verso il Luganese, vivere da soli. Abbiamo ospitato in casa una persona che ci ha divorato tutto, tutti i nostri soldi, perché gli abbiamo dato fiducia. Una mela marcia. Ora la cosa importante è ricominciare, la situazione non è drammatica, è recuperabile e dobbiamo iniziare con una casa nuova, una casa nostra, soli. A 51 anni non si può ancora vivere con la paghetta della mamma. Tante cose sono accadute per colpa nostra, gli sbagli si fanno, poi s’incontrano persone che come vermi ti mangiano completamente. Adesso basta, cerchiamo di vivere gli ultimi anni tranquilli, speriamo che tutto vada bene.

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La primavera del coraggio in una stanza di vestiti

in Approfonderie by

Quando la primavera , i suoi caldi, i suoi profumi inondano all’improvviso un sabato pomeriggio di marzo, la leggerezza è la sensazione principale che scorre nella mente e sulla pelle e pervade, anche quando non dovrebbe, tutto quello che va oltre il nostro corpo, gli ambienti, le persone, le sofferenze,  gli sforzi, la rabbia e i problemi. Questo stesso respiro pervade anche lo stanzone a piano terra della parrocchia di Rebbio a Como, quella di Don Giusto con le sue battaglie per accogliere i migranti. Quattro donne sono sedute al lungo tavolo della mensa, fanno conti e parlano, mentre una quinta prepara il caffè al banco del bar. Agli altri tavoli e sui divani siedono ragazzi africani. Chi ascolta musica con lo smartphone, chi gioca con una ragazza, chi legge qualcosa o se ne sta con lo sguardo dritto a pensare, chi si alza. Fuori il viavai è ancora più intenso, ci sono due strutture nelle quali entrano altri ragazzi africani e arabi, dall’altra parte della strada c’è invece un campetto da calcio e tanti che corrono a calciare palla.  Don Giusto oggi non c’è, si trova a Monza per il Papa, ma qui le volontarie sono operative e fondamentali.

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Lavorare con lentezza, il tempo del pane

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Pane_lento

Lavorare con lentezza, il tempo del pane, quello lungo della notte, le ore di una vita che portano alla felicità “perché la felicità che ricevi a fine giornata, è la felicità che avrai alla fine della tua vita”. Parola di Marius Höckl, il chirurgo ortopedico di Monaco di Baviera che ha scelto di fare il panettiere. Non da solo. Con lui c’è Nicola Cavallini dalla valle di Muggio, prima architetto, poi falegname, ora panettiere con un credo: “Dietro il pane c’è un paesaggio, può esserci una fabbrica o il campo di grano. Tu da che parte stai?”. Marius e Nicola quella “parte” l’hanno scelta, un tipo di vita, un tipo di lavoro, un tipo di pane. Insieme a loro, c’è Dominique Ignomeriello, originaria di Bitonto, sinologa, moglie di Nicola e addetta alle vendite nei mercati.

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Sogno

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SOGNO, leggero, spontaneo il volare, nei sensi il senso, l’amore ritrovato, un amore nuovo, giorni futuri di lieve andare, il mare il sole il vento, che non c’è, che c’è, ingannatore, ideale, passato, da immaginare in due, da spingere assieme, cene di mani che si guardano, occhi quotidiani, o me o vita, fuggente l’attimo, il fior fiorito, nei sensi l’emozione, di colori e passione, di volontà e sorrisi, braccia impetuose del coraggio, calma di pace fatta, il luogo segreto nel tempo che resta, in una notte di mezza estate.

Quando le persone lasciano un segno

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Le persone arrivano, lasciano un segno, poi ripartono. Qui a Casa Astra, a sud del Ticino, le persone sono di passaggio, ma riempiono questo luogo delle proprie vite, con dolori, speranze, ansie, tentativi. Ho scelto anche io di arrivare e incontrare altre vite, qui in questo luogo di confine, che ospita 24 persone senza fissa dimora, in quella che era la vecchia Osteria del Ponte di Mendrisio.  Abbagliato dal sole della mattina, entro. La prima saletta è quella con il bancone e il bar e alcuni tavoli da perfetta osteria. Dalla cucina sbucano alcuni inquilini della casa. Senza fissa dimora! Persone che hanno bisogno di un tetto, in attesa di rimettere a posto una vita, caduta via, leggermente, su scale fragili e invisibili, per via di una distrazione, di destini malmessi, di passioni rincorse. Keep Reading

L’agosto a metà

in Istantanee by

È arrivato l’agosto rovente, i giorni in cui gli emigrati ritrovano casa e smettono di essere nomadi, ritornando se stessi. I giorni in cui si liberano degli adattamenti mediamente accettati, se ne liberano spesso con eccessiva euforia, con la sfacciataggine di chi pensa di avercela fatta.

Per un mese, solo! Poi la ritirata in terre straniere, né patria né casa, inseguendo la soluzione di una vita e la dignità di uno stare al mondo. E in pancia il dolore e la felicità, eternamente a metà.

#Campdigrano, l’idea che ha trovato il coraggio

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La mente ti esalta, ti libera, poi di colpo ti abbatte e ti ruba la voglia. E quando la voglia e il coraggio non li trovi, allora lo stomaco si chiude. E dipende, ma da che dipende, da un lavoro che non è mai stabile, da una comunità che si perde per strada, dal paese che è piccolo e si sta in casa, dal desiderio di una città. Provi, cerchi, riprovi, ricerchi, la mente si sbatte, se ci fosse questo e se ci fosse quello, allora magari…Sarà che non si dovrebbe mai uscire da un posto per non perderne la spontaneità, ma come si fa a non uscire.

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L’amaritudine della perdenza

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Baci e abbracci persi o non concessi, carichi di travolgenti, pericolose conseguenze, che menti educate misurano o seppelliscono;

Tempi e giorni infiniti, mai riempiti  o conosciuti, gravidi di paure future, immaginate nello stomaco, asfissianti nella testa, lancinanti nella bocca;

Terre nuove, prive di scoperta e di passi calpestati, terre ignote da freddare la pelle, così popolate da accendere le solitudini;

Lavori asfissianti, smorzati di creatività, smembranti per l’incertezza di domani;

Volontà negate e slanci abortiti  nella pancia, schiacciati in un mondo di mezzo consumato, in una perdenza di vita che è parvenza senza forma, impeto fiorito senza odore.

Gli sbagli non sono sbagli, si chiamano percorsi

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Chiudi gli occhi e salta, ma solo se senti l’attrazione. C’è la nebbia nel futuro, c’è la paura del bianco, ma senti l’attrazione… E allora salta! Niente matite e gomme per cancellare gli sbagli, solo colori per tracciare un percorso che cambia strada all’improvviso, si aggiusta e si riforma per seguire l’attrazione. Gli sbagli non sono sbagli, si chiamano percorsi. Follia, Pazzia? No, pazza gioia. Dei sensi. Fallimento? Solo coraggio, paziente. Chissàchissà, errori alcuni, ma ci sono le cadute e le “alzate”, e la libertà delle scelte.

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